La Genesi delle mie Opere

« Le opere d’arte vengono alla luce quasi da sole. Esse già esistono nel Creato ed errano nel cosmo sconfinato di un’altra dimensione, buia e sconosciuta, in cerca di qualcuno che le liberi e le porti in questo mondo, nel Mondo della Luce. E per trapassar di qua, bussano alla porta degli artisti.

Comporre un’Opera è atto di clemenza verso la Bellezza, un atto di liberazione dalla prigionia in cui essa versa in quell’universo disabitato, è il dono della vita nel Mondo della Luce.

Gli artisti sono soltanto i traghettatori. Aprono alla Bellezza Latente le porte di questo Mondo di Luce, la portano nell’aldiquà e poi le danno corpo e sostanza così che possa finalmente risplendere ed estasiare i nostri sensi.

E così la Bellezza ogni tanto viene a me e si presenta in forma di quadri, o di sculture, o di scritti, o di poesie… e mi chiede di aiutarla a trapassare il portale tra le due dimensioni e poi darle corpo materiale.

Io apro solo il passaggio, Lei lo varca, si distende sul mio banco e aspetta fiduciosa che io la trasformi in un quadro, o in una scultura, o in poesia, o in uno scritto… Allora io le do corpo, la trasformo da idea a materia, da Bellezza Latente a Opera d’arte, da pura astrazione a sostanza. E Lei, per riconoscenza, contribuisce a illuminare ancor più questo mondo.

Finora la Bellezza è venuta a me sempre di notte, ha oscurato completamente le mie visioni con un immenso telo nero e su quello sfondo si è mostrata chiedendomi di portarla nel Mondo della Luce.

Ecco perché faccio le mie Opere, perché non voglio sottrarmi alle sue richieste. E non posso sfuggire in alcun modo, in verità, altrimenti la Bellezza mi ricorre, mi perseguita, mi ossessiona, mi allucìna… finché non la traghetto in questo Mondo di Luce e le do corpo e sostanza.

E quindi io sono solo un traghettatore di bellezze latenti, un materializzatore dell’effimero, uno che dà solo sostanza a qualcosa che esiste già nel Creato, seppure in un’altra dimensione.

È questo che fanno gli artisti, tutti quanti, anche se non lo sanno.

A volte penso che sia un dovere ineludibile, altre volte penso che sia un dono benedetto. »